…Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare… io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare.

...solo un sogno, un'emozione...una nuvola...solo un alito di vento che ti sfiora, solo l'eco dei tuoi passi nella sera...

venerdì 5 gennaio 2018

Quando l’amore ti segue

Quando l’amore ti segue 
non girarti 
porgi la mano verso il 
vuoto 
e spera che la sua ti 
raggiunga 
e fino a quando non sarà 
accanto a te 
non osservarla 
se il suo volto non sarà 
nella luce 
Non cadere nel tranello 
degli dei gelosi 
dei provocatori di destini 
tristi 
non cedere agl’inganni 
delle muse malate di finta 
bellezza 
sarò fiero 
non ti chiamerò per nome 
fin quando non sarai fra le 
mie braccia 
Io 
non sarò un futuro Orfeo 
e tu non sarai mai la mia 
Euridice 
tu sei fiato che nasce da 
baci 
sei voce che si fa ascoltare 
tu sai essere madre come 
il mare 
e io sarò figlio compagno 
marito 
Navigatore dei tuoi mari 
solcherò la tua anima. 
Claudio Masetta Milone 
30 dicembre 2017

Non erigere muri

Non erigere muri 
se proprio 
vuoi barriere 
fra te e l’altro 
semina siepi. 
 Così il merlo trova dimora 
e il suo canto rende 
armoniosa 
la vita che ti circonda.
Claudio Masetta Milone 
31 dicembre 2017

martedì 26 dicembre 2017

Messaggio

Prima che sia troppo tardi, alza la cornetta –
telefonami – fa’ presto – il tempo si muove…
L’amore può diventare odio molto in fretta.
Sì, presto comincerò a cercare altrove.
Uomini come te non li trovi in ogni dove –
buoni, vecchio stile… non il tipo che si affretta
per conoscermi. Quest’attesa è un tormentone.
Prima che sia troppo tardi, alza la cornetta –
Ho un’idea. Quest’amicizia ti alletta
consumarla insieme prima dell’invecchiagione?
Hai quarantotto anni e l’età non aspetta.
Telefonami – fa’ presto – il tempo si muove…
Un’altra storia d’amore-kamikaze che piove
su di me? No! Ad aspettare mi sono costretta,
stavolta… ma non un giorno in più: è atroce!
L’amore può diventare odio molto in fretta.
Dicono che esagero. Dovrei dar retta
agli amici, non drammatizzare. Ma come?
Pensate sia piacevole sentirmi negletta?
Sì, presto comincerò a cercare altrove.
So che ti piaccio, ma per richiamarti non troverei
il coraggio. Però… sì, un’idea perfetta:
concentrandomi telepaticamente proverò
a raggiungerti, pensandoti più in fretta –
Prima che sia troppo tardi…

Wendy Cope

 

Scena finale

Ho lasciato la porta mezza aperta
sono un animale che non si rassegna a morire
l'eternità è l'oscura cerniera che cede
un piccolo rumore nella notte della carne
sono l'isola che avanza sostenuta dalla morte
o una città ferocemente accerchiata dalla vita
o forse non sono nulla
solo l'insonnia
e la brillante indifferenza degli astri
deserto destino
inesorabile il sole dei vivi si alza
riconosco quella porta
altra non c'è
ghiaccio primaverile
e una spina di sangue
nell'occhio della rosa 
Blanca Varela

domenica 24 dicembre 2017

POESIA II

Non cesserò mai di amarti:
tu non concedi le tue labbra per un rubino
né per una particina frivola a teatro.
Il tuo ardore non si smorza a soldi sfumati,
ma conserva due seni sodi e cosce robuste
e la nausea non contagia i baci piú esausti.
Il tuo amore è semplice e il cuore ricco.
Dopo aver litigato con te il cuore mi si spezza in due,
nell’anima c’è il vuoto e il mio pensiero non vola,
l’occhio mi si offusca e, guarda,
il coraggio necessario per vivere mi abbandona,
il mondo piomba nel caos e non è sensato come sembra.
Non cesserò mai di amarti,
ti amerò per tutta la vita.
La nostra esuberanza è un ponte che va dal cuore al mondo,
con tutti i lacci siamo asserpati al luminoso gomitolo della vita.
Ti amerò,
perché esistono cose che contano più dell’amore
e ne è capace solo chi ama una ragazza come te.
Ervin Fritz

Evapora



Evapora
alla luce calda di una candela
la malinconica memoria
consumando gli anni dell’incuria.

Sfumate assenze in cammino,
l’intenso vedere scioglie l’unica storia
avvolgendola in rivoli di cera.

Tende al compiersi
l’immagine di questo
attimo.
Claudio Masetta Milone

L’abito

Nevica. Che volevi tu, anima,
Di nascita eterna, che non abbia avuto?
Guarda, tu hai qui
Una veste di festa ancora per la morte.
Un abito come nell’adolescenza,
Di quelli che uno prende con cura in mano
Poiché la stoffa è trasparente e resta
Tra le dita che la svelano alla luce,
Si sa che è fragile come l’amore.
Ma foglie e corolle vi sono ricamate
E già la musica si intende
Nella stanza vicina, illuminata,
Un misterioso ardore ti prende la mano.
E vai, il cuore ansimante, nella grande nevicata.
Yves Bonnefoy

Sono straniero nella nostra vita

Sono straniero nella nostra vita,
perciò a te sola parlo, e in versi strani:
a te, luogo sperato, età fiorita,
nido di paglia e pioggia sopra i rami,
arnia d’acqua che trema al primo albore,
nel buio nuova Dolcezza… (Ma ora è tempo
che i corpi lieti tornino all’amore,
urlino gioia, e una ragazza pianga
fuori, nel freddo. E tu? In città non sei,
non vai incontro alle notti, è l’ora in cui
solo ricordo di una bocca vera
sono i miei versi…) O frutti maturi,
fonti di vie dorate, parchi d’edera,
solo a te parlo, mia assente, mia terra…
Philippe Jaccottet

sabato 23 dicembre 2017

Persino dopo tutto questo tempo...

Persino dopo tutto questo tempo
il Sole non dice mai alla Terra
“Sei in debito con me”.
Guardate cosa accade
con un amore come questo,
illumina il cielo intero.
Hafiz (o Hafez) poeta persiano del 1300

Progresso

C’è un quadro di Klee che s’intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in procinto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, e le ali distese.
L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira  dal paradiso, che si è impigliata  nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle.
Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine cresce davanti a lui al cielo.
Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta.
Walter Benjamin- Angelus novus

martedì 19 dicembre 2017

Nascita del fantasma

Sono entrato in bagno
avvolto nel lenzuolo di sopra
  Ho disegnato il tuo nome sullo specchio
appannato dal vapore della doccia
  Sono uscito dal bagno
e ho visto il nostro letto vuoto
  Allora ha soffiato un vento terribile
e sono volate via le linee dalle mie mani
le mani dal mio corpo
e il mio corpo intero ancora tiepido di te
  Adesso sono il lenzuolo ambulante
il fantasma appena nato
che ti cerca da una stanza all’altra
 Óscar Hahn

Scritto col gesso

Uno dice a zero che il nulla esiste
Zero replica che neanche Uno esiste
perché l’amore ci dà la stessa natura
Zero più Uno siamo Due gli dice
e se ne vanno sulla lavagna mano nella mano
Due si baciano sotto i banchi
Due sono Uno vicino alla bozza accovacciata
e Uno è Zero vita mia
Dietro ogni grande amore sta in agguato il nulla
Óscar Hahn 

lunedì 18 dicembre 2017

Fili spinati

Nella farandola del vento
stesi gli abiti del mio amore. Quale volo
fece allora il tempo che
ci passammo l'un l'altro/tanto
difficile da afferrare tutto.
Noi siamo in
ciò in cui ci manchiamo. Lì
ci vediamo l'un l'altro
in una strada dove
la luce cade al contrario.
Juan Gelman

La neve che sei stato

Chiusaforte è le tue mani rovinate
le sue case in fila lungo una strada che conduce al nord  
e le pietre e gli azzurri, sottilissimi dopo che è nevicato 
Chiusaforte è tutti i ritorni che mi allontanano 
mentre nevica il tempo sulla neve che sei stato 
sui passi contati e poi coperti dal bianco  
e c’e un piangere nascosto nel celeste  
nelle pigne ai piedi degli abeti  
nel silenzio che sgretola gli animi e qualche volta  
ci spinge in alto, in alto  
dove ci sono parole che erano sassi  
dette di punto in bianco, nel freddo  
lasciate alla confidenza delle nuvole;
ho fatto un buon tratto di strada, ormai, 
e sono stato tuo figlio e sono stato tuo padre 
e conosco i gesti che non si spezzano davanti al dolore
l'incandescenza dell'istante che li ha generati  
la tua mano sulla mia fronte 
il palmo della mia sul dorso della tua  
che non so come, non so dove  
mi portano ancora con te.
Pierluigi Cappello

Un mezzo, che uccide l'anima...

Un mezzo, che uccide l’anima, ma poi ne fa tante piccole scatole di conserva per il pubblico consumo, è sempre quello di mescolarla con la ragione, con le convinzioni e con l’azione pratica, ed è stato usato con successo da tutte le morali, filosofie e religioni. Come abbiamo già detto, Dio sa che cosa sia, infine, quest’anima! Non vi può esser dubbio che l’ardente desiderio di ascoltare lei sola non lasci d’avanzo un larghissimo margine, una vera anarchia; e abbiamo esempi di delitti, addirittura, commessi da anime, per cosi dire, chimicamente pure.
Invece, non appena un’anima ha un po’ di morale, di religione o di filosofia, un’approfondita educazione borghese oppure degli ideali in materia di dovere e di bellezza, ecco che le è donato un sistema di precetti, clausole e istruzioni per l’uso, che essa deve osservare prima ancora di potersi credere un’anima degna di nota, e la sua massa incandescente, come quella di un altoforno, vien condotta attraverso un ben regolato sistema di crogiuoli.
Allora non rimangono, in sostanza, che logici problemi d’interpretazione, per esempio se un’azione cada sotto questo o quel comandamento, e l’anima offre, il tranquillo spettacolo di un campo dopo la battaglia, dove i morti giacciono immobili e si può veder subito se ancora si agiti o gema qua e là un residuo di vita. Perciò l’uomo affretta più che può il procedimento. Se lo tormentano crisi di fede, come accade talvolta in gioventù, passa tosto alla persecuzione degli infedeli; se è l’amore che lo tortura, lo trasforma in matrimonio; e se è sopraffatto da qualche altro entusiasmo si sottrae all’impossibilità di vivere in permanenza nel fuoco, incominciando a vivere per quel fuoco. Vale a dire, riempie i molti momenti della sua giornata — ciascuno dei quali esige un contenuto e uno sprone — non con la sua condizione ideale ma con l’attività necessaria per la sua condizione ideale, cioè con i molti mezzi, ostacoli e incidenti che gli danno certissima garanzia di non conseguirlo mai. Perché solo i pazzi, gli squilibrati e i maniaci possono resistere a lungo in mezzo al fuoco dell’entusiasmo; l’uomo sano deve contentarsi di dichiarare che senza una scintilla di quel fuoco misterioso la vita non gli parrebbe degna d’esser vissuta.
Robert Musil - L'uomo senza qualità

martedì 10 ottobre 2017

Piove

Piove, e se piovesse per sempre
sarebbe questa tua carezza lunga
che si ferma sul petto, le tempie;
eccoci, luccicante sorella,
nel cerchio del tempo buono, nell’ora
indovinata
stiamo noi, due sguardi versati in un corpo,
uno stare senza dimora
che ci fa intangibili, sottili come un sentiero
di matita
da me a te né dopo né dove, amore,
nello scorrere
quando mi dici guardami bene, guarda:
l’albero è capovolto, la radice è nell’aria.
Pierluigi Cappello

Lascio la camera com’era quando era nei tuoi occhi

Lascio la camera com’era quando era nei tuoi occhi,
incontrarti è il sapore che trattengo nel sorso di caffè.
Tra il piacere e quel che resta del piacere
il mio corpo sta come un posto dove si piange
perchè non c’è nessuno.
Un giorno settembre era limpido e ventoso
il silenzio ammutoliva, la terra tornava al cielo.
Pierluigi Cappello

Non ti tengo in tasca

Non ti tengo in tasca
ma tu frusci lì come la carta di una caramella
conservata per dopo.
Aghi Mishol

giovedì 28 settembre 2017

Canzone sui rifiuti

 
Che è restato di quei bei momenti?
Il brillío degli occhi,
una goccia di profumo,
qualche sospiro sul bàvero,
il respiro sul vetro,
una briciola di lacrime
e un’unghia di tristezza.
E poi, dovete credermi, quasi piú nulla.
Un pugno di fumo,
qualche sorriso al volo
e un po’ di parole
che rotolano in un angolo
come rifiuti
sospinti dal vento.
E non vorrei dimenticare
tre fiocchi di neve.
Questo è tutto.
 Jaroslav Seifert



martedì 26 settembre 2017

Scegliete amici, amanti e amori

Scegliete amici, amanti e amori che siano ali forti con cui spiccare il volo, che vi aiutino a nascere, pure quando nascere fa male, per scoprire chi siete davvero, per rendervi persone migliori. Scegliete chi vi rimprovera per troppo affetto, invece di chi vi consola per convenienza. Chi vi affronta a muso duro, vi urla a dosso e alla fine resta. Scegliete chi non vi incatena all’immobilità del suolo, ma disegna per voi un altro pezzo di cielo. Chi non fa promesse e poi le mantiene. Chi tradisce le aspettative, perchè non c’è altro modo di onorare la vita, nella sua magnifica imperfezione. Chi vi cambia gli occhi, o ve li restituisce per la prima volta, mostrandovi un modo diverso di guardare. Scegliete chi vi spinge a lottare, a combattere, a crescere, a sperimentare. Chi inventa ogni giorno colori nuovi, e ha incoscienza abbastanza da accostare il verde col giallo, il blu cobalto col rosso rubino, perchè nulla ci fa più coraggiosi come la capacità di rompere gli schemi e sovvertire l’ovvio. Scegliete chi vi fa paura. E poi, scegliete chi vi fa venire voglia di vincere quella paura.
              Antonia Storace da "Donne al quadrato"

La poesia

La poesia, al di là di ogni rappresentazione predefinita, tenta di ricreare la pienezza di un rapporto immediato con l’altro nella sua totalità…La vera poesia è il contrario della solitudine, proprio perché mira a rendere più intenso il rapporto con l’altro…La preoccupazione politica è fondamentale nella mia poesia, anche se non si manifesta  mai in maniera diretta. Personalmente , considero la poesia come il fondamento di una vera politica per il bene comune. Riaffermando la relazione e il riconoscimento dell’altro, la poesia è il fondamento stesso della democrazia. Deve però rimanere se stessa, altrimenti  rischia di cadere nell’eloquenza o nella propaganda…La poesia deve cercare le costanti eterne al di là delle contingenze, ma per riuscirvi non deve lasciarsi scoraggiare…Per questo dobbiamo sempre conservare e trasmettere il principio della speranza che è il cuore della vita. La poesia è la speranza nel linguaggio.

Yves Bonnefoy

venerdì 15 settembre 2017

Le ragazze

Le ragazze, quelle che camminano
Con stivali di occhi neri
Sui fiori del mio cuore.
Le ragazze, che hanno abbassato le lance
Sui laghi delle loro ciglia.
Le ragazze, che lavano i piedi
Nel lago delle mie parole.
  Velimir Chlebnikov

Anima, andiamo.

Anima, andiamo. Non ti sgomentare
di tanto freddo, e non guardare il lago,
s’esso ti fa pensare ad una piaga
livida e brulicante. Sí, le nubi
gravano sopra i pini ad incupirli.
Ma noi ci porteremo ove l’intrico
dei rami è tanto folto, che la pioggia
non giunge a inumidire il suolo: lieve,
tamburellando sulla volta scura,
essa accompagnerà il nostro cammino.
E noi calpesteremo il molle strato
d’aghi caduti e le ricciute macchie
di licheni e mirtilli; inciamperemo
nelle radici, disperate membra
brancicanti la terra; strettamente
ci addosseremo ai tronchi, per sostegno;
e fuggiremo. Con la piena forza
della carne e del cuore, fuggiremo:
lungi da questo velenoso mondo
che mi attira e mi respinge. E tu sarai,
nella pineta, a sera, l’ombra china
che custodisce: ed io per te soltanto,
sopra la dolce strada senza meta,
un’anima aggrappata al proprio amore.

da Parole: diario di poesia
Antonia Pozzi

Solo resiste al tempo

Solo resiste al tempo
quel che si fa
col tempo.
E quello che si fa
con l’eternità?
La poesia viene
quando restiamo
nell’inesauribile
compagnia della solitudine.
Viene come un sùbito
taglio, dove si mischiano
con fredda febbre,
sangue con sangue,
due separati
mondi.
Héctor Murena

Alla fine


mercoledì 13 settembre 2017

Amo colui che non sa

Amo colui che non sa
dove condurre i suoi passi;
destino, non fare
che un vento lo porti ov'io non sono,
ti supplico -
Attribuisci fortuna e sfortuna
a questo dormiente in egual misura,
così che finisca sul cuore
della sua amica.

Catherine Pozzi

Chi fa vive

La memoria d’un uomo è nei suoi baci.
Ma non è verità memoria estinta.
Numerare la vita ai baci dati
non è lieto. Ma darli senza memoria è più triste.
Con quanto è fatto si misura il tempo.
Fare è vivere ancora, o esser vissuti,
o prossimi. Chi muore vive e dura. Vicente Aleixandre

Fuga

Non altro che questo era il nostro amore
fuggiva, tornava e ci portava
una palpebra china assai distante
un sorriso pietrificato, perso
nell'erba mattutina
una conchiglia strana che l'anima
tentava con insistenza di spiegare.
Non altro che questo era il nostro amore
frugava piano tra le cose intorno a noi
per spiegare perché ci rifiutiamo di morire
tanto appassionatamente.
E se ci reggemmo a lombi, se abbracciammo
altre nuche con tutta la nostra forza,
e confondemmo il respiro
al respiro di quella persona
se chiudemmo gli occhi, non era altro
che questo profondo desiderio di sorreggerci
nella fuga. 
Ghiorgos Seferis

Avevo bisogno di parlare con mia sorella

Avevo bisogno di parlare con mia sorella
parlarle al telefono intendo
come facevo ogni mattina
e anche la sera quando i
nipotini dicevano qualcosa che
ci stringeva il cuore
Ho chiamato il suo telefono ha squillato quattro volte
potete immaginarmi trattenere il respiro poi
c’è stato un terribile rumore telefonico
una voce ha detto questo numero non è
più attivo che meraviglia ho
pensato posso
ancora chiamare non hanno assegnato
il suo numero a un’altra persona malgrado
due anni di assenza per morte.
 Grace Paley

martedì 12 settembre 2017

Io ho amato le ore al mare

Io ho amato le ore al mare, le città grigie,
Il fragile segreto di un fiore,
La musica, le poesie scritte
Che mi hanno dato il cielo per poche ore;
Le prime stelle sopra una collina imbiancata,
Le voci sagge e gentili che ho ascoltato,
E il grande sguardo dell’amore, a lungo nascosto,
E nell’incontro degli occhi infine trovato.
Profondo è l’amore che ho dato e avuto –
Oh, quando il fuoco del mio spirito andrà a scemare,
Lasciami l’oscurità e la quiete,
Io sarò stanca e felice di andare.
Sara Teasdale